L’Italia anti giovani

3310_1129143036471_1464070756_320707_6892473_s.jpgIl 45% dei leader italiani, in politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni. E ci ignorano!


La radice latina della parola “Giovane”, loro non lo sanno, è IUVARE, che significa essere utile, contribuendo al bene comune. Quindi essere giovani, sarebbe di per sé un pregio. Siamo la parte dinamica della società, proiettati verso il futuro. Siamo innovatori e custodi del pensiero critico.


Ma oggi essere giovani, per la nostra leva, significa qualcosa di più: siamo la prima generazione che si deve confrontare con un paese che non ci vuole.

Assistiamo da anni al deterioramento della nostra dignità. Quando parliamo di noi, della nostra condizione, lo ammettiamo sovente: siamo una generazione a cui si non si concedono opportunità, con pochi diritti e nessuna tutela sociale. 


Nei vostri confronti e nei miei, hanno compiuto un’operazione di rapina, lenta quanto efficace: l’erosione del welfare iniziò negli anni ’80, per poi continuare nei ’90, con le riforme pensionistiche e contrattuali. L’intera azione si concentra, da principio, sull’impossibilità di essere indipendenti. E successivamente si crea la dipendenza da mamma e papà, che ci accudiscono, come fossimo orfani dello stato.

C’è un disegno in questo quadro: il paese ci prepara alla sottomissione. Per anni la hitler yougend, la gioventù hitleriana, fu addestrata, con sofferenze fisiche e psicologiche. Questo spiega la più cieca ubbidienza della popolazione tedesca a quel sistema.

Allo stesso modo, la ricchezza italiana, il dibattito collettivo, lo spirito e il coraggio, sono stati appaltati a chi li conservava già da 30 anni. Le abilità dei sessantenni nel mantenere le posizioni di potere, sono chiare e facilmente dimostrabili.


I giovani italiani, rispetto ai coetanei europei, contano meno, economicamente e socialmente. Siamo di tutto l’occidente, quelli col minor peso politico.

Attualmente siamo l’unico grande paese dove un solo 25enne su 4 è occupato. E quel 25enne è anche precario. Perché alla flessibilità non sono state affiancate misure di protezione sociale, se non una: appoggiarci, fino ai capelli bianchi, alla famiglia di origine, l’unico vero ammortizzatore sociale per le nuove generazioni.

E’ fondamentale scegliersi bene la famiglia in cui nascere, e tenersi buoni i genitori più a lungo possibile. In un certo senso, lo stato ci dice che la nostra sopravvivenza dipende dagli anziani, e che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo accettarne il comando.

Siamo l’unico paese europeo insieme alla Grecia, a non avere, a livello statale, il reddito minimo di cittadinanza. Così, a migliaia, ogni anno, veniamo cacciati via dal nostra città, o proprio dal paese, per andare a lavorare all’estero.

Il quadro si chiude con un’inevitabile riflessione: siamo giovani nel momento sbagliato, e saremo vecchi nel momento peggiore, quando però non potremo fare più nulla.


Dal canto mio posso dire, che non mi sono costruita false illusioni. Ero abbastanza grande per vedere la caduta del muro di Berlino, quando qualcuno scrisse: “La storia è finita, perché non ci saranno più guerre”; e ho visto anche cadere la prima repubblica sotto i colpi tangentopoli. All’epoca vidi Di Pietro per la prima volta in tv, e oggi, a distanza di 10 anni, sono qui, perché voglio condividere con questo partito, la responsabilità di quanto il paese fa in mio nome! Perché nel 2009, non è più accettabile il fatto che un uomo non sia in grado di trovare un posto di lavoro decente per mantere la famiglia, che non possa ambire ad una decorosa istruzione per i propri figli, e non riesca a trovare un abitazione accettabile.

Con queste convinzioni sono approdata al dipartimento giovani dell’Italia dei Valori, e con un pensiero: non c’è altra ragione per agire, se non quella di fornire un contributo per migliorare la vita di milioni di coetanei. A tal fine, questo dipartimento, deve raccogliere le sfide del nostro tempo, manifestare il malcontento diffuso, e riuscire ad incidere sul nostro futuro.


Ogni tanto mi viene da pensare a cosa racconteranno dell’Italia d’oggi i libri di storia di domani. A cosa leggerà di noi, uno studente svogliato fra 50 anni. Si scriverà che il più caro amico di uno dei leader che simboleggiò la corruzione della classe politica del paese, divenne l’uomo più ricco, l’imprenditore più famoso, il premier più amato e il leader del partito più votato; il segretario dell’ex partito neofascista diventò presidente della camera, terza carica dello stato; uno dei dirigenti dello stesso partito fu eletto sindaco della capitale. L’opposizione fu sciolta in modo democratico, e le venne affidato il compito di autodistruggersi; gli ultimi dirigenti di quello che fu il più grande partito comunista dell’Europa occidentale lasciarono spontaneamente la guida ad un uomo della Democrazia cristiana, il loro avversario storico. Il resto della sinistra si divise così tante volte che raggiunse dimensioni omeopatiche; e a raccoglierne l’eredità fu un magistrato.

L’Italia anti giovaniultima modifica: 2009-10-12T18:00:23+00:00da perpea
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