lunedì, 12 ottobre 2009
L'Italia anti giovani
Il 45% dei leader italiani, in politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni. E ci ignorano!
La radice latina della parola “Giovane”, loro non lo sanno, è IUVARE, che significa essere utile, contribuendo al bene comune. Quindi essere giovani, sarebbe di per sé un pregio. Siamo la parte dinamica della società, proiettati verso il futuro. Siamo innovatori e custodi del pensiero critico.
Ma oggi essere giovani, per la nostra leva, significa qualcosa di più: siamo la prima generazione che si deve confrontare con un paese che non ci vuole.
Assistiamo da anni al deterioramento della nostra dignità. Quando parliamo di noi, della nostra condizione, lo ammettiamo sovente: siamo una generazione a cui si non si concedono opportunità, con pochi diritti e nessuna tutela sociale.
Nei vostri confronti e nei miei, hanno compiuto un’operazione di rapina, lenta quanto efficace: l’erosione del welfare iniziò negli anni '80, per poi continuare nei '90, con le riforme pensionistiche e contrattuali. L’intera azione si concentra, da principio, sull’impossibilità di essere indipendenti. E successivamente si crea la dipendenza da mamma e papà, che ci accudiscono, come fossimo orfani dello stato.
C’è un disegno in questo quadro: il paese ci prepara alla sottomissione. Per anni la hitler yougend, la gioventù hitleriana, fu addestrata, con sofferenze fisiche e psicologiche. Questo spiega la più cieca ubbidienza della popolazione tedesca a quel sistema.
Allo stesso modo, la ricchezza italiana, il dibattito collettivo, lo spirito e il coraggio, sono stati appaltati a chi li conservava già da 30 anni. Le abilità dei sessantenni nel mantenere le posizioni di potere, sono chiare e facilmente dimostrabili.
I giovani italiani, rispetto ai coetanei europei, contano meno, economicamente e socialmente. Siamo di tutto l’occidente, quelli col minor peso politico.
Attualmente siamo l'unico grande paese dove un solo 25enne su 4 è occupato. E quel 25enne è anche precario. Perché alla flessibilità non sono state affiancate misure di protezione sociale, se non una: appoggiarci, fino ai capelli bianchi, alla famiglia di origine, l'unico vero ammortizzatore sociale per le nuove generazioni.
E' fondamentale scegliersi bene la famiglia in cui nascere, e tenersi buoni i genitori più a lungo possibile. In un certo senso, lo stato ci dice che la nostra sopravvivenza dipende dagli anziani, e che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo accettarne il comando.
Siamo l'unico paese europeo insieme alla Grecia, a non avere, a livello statale, il reddito minimo di cittadinanza. Così, a migliaia, ogni anno, veniamo cacciati via dal nostra città, o proprio dal paese, per andare a lavorare all'estero.
Il quadro si chiude con un’inevitabile riflessione: siamo giovani nel momento sbagliato, e saremo vecchi nel momento peggiore, quando però non potremo fare più nulla.
Dal canto mio posso dire, che non mi sono costruita false illusioni. Ero abbastanza grande per vedere la caduta del muro di Berlino, quando qualcuno scrisse: “La storia è finita, perché non ci saranno più guerre”; e ho visto anche cadere la prima repubblica sotto i colpi tangentopoli. All’epoca vidi Di Pietro per la prima volta in tv, e oggi, a distanza di 10 anni, sono qui, perché voglio condividere con questo partito, la responsabilità di quanto il paese fa in mio nome! Perché nel 2009, non è più accettabile il fatto che un uomo non sia in grado di trovare un posto di lavoro decente per mantere la famiglia, che non possa ambire ad una decorosa istruzione per i propri figli, e non riesca a trovare un abitazione accettabile.
Con queste convinzioni sono approdata al dipartimento giovani dell’Italia dei Valori, e con un pensiero: non c’è altra ragione per agire, se non quella di fornire un contributo per migliorare la vita di milioni di coetanei. A tal fine, questo dipartimento, deve raccogliere le sfide del nostro tempo, manifestare il malcontento diffuso, e riuscire ad incidere sul nostro futuro.
Ogni tanto mi viene da pensare a cosa racconteranno dell’Italia d’oggi i libri di storia di domani. A cosa leggerà di noi, uno studente svogliato fra 50 anni. Si scriverà che il più caro amico di uno dei leader che simboleggiò la corruzione della classe politica del paese, divenne l’uomo più ricco, l’imprenditore più famoso, il premier più amato e il leader del partito più votato; il segretario dell'ex partito neofascista diventò presidente della camera, terza carica dello stato; uno dei dirigenti dello stesso partito fu eletto sindaco della capitale. L’opposizione fu sciolta in modo democratico, e le venne affidato il compito di autodistruggersi; gli ultimi dirigenti di quello che fu il più grande partito comunista dell’Europa occidentale lasciarono spontaneamente la guida ad un uomo della Democrazia cristiana, il loro avversario storico. Il resto della sinistra si divise così tante volte che raggiunse dimensioni omeopatiche; e a raccoglierne l’eredità fu un magistrato.
18:00
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lunedì, 24 agosto 2009
Coppie gay in fuga dall'Italia
Svastichella, è il soprannome del 40enne pregiudicato, che sabato notte, ha aggredito una coppia di ragazzi all'Eur, all'uscita del Gay Village.
Dino, 28 anni, marchigiano di nascita, residente a Roma da 6, è ancora ricoverato, in gravi condizioni, all'ospedale Sant'Eugenio.
Giuseppe, 33 anni, napoletano, con 6 punti di sutura alla testa, tornerà oggi in Spagna dove vive da anni.
Sono molti gli omosessuali che scappano dall'Italia intollerante, per andare nei vicini paesi europei che garantiscono pari opportunità e diritti civili. Non solo la Spagna di Zapatero, ma anche Olanda, Danimarca, Finlandia, Svezia, Austria, Francia, Regno Unito ecc.
In questi Stati europei, le coppie gay, possono sposarsi e adottare bambini.
Mentre in Italia il fenomeno dell' omofobia, pare essere in aumento.
L'Agenzia dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea conta 45 casi di aggressione, denunciati in Italia, nel 2008, 26 i casi di aggressioni ad omosessuali, nei primi 5 mesi del 2009.
L'omofobia non è ancora un reato, cos'altro dobbiamo aspettare.
14:36
Scritto da : perpea
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sabato, 11 luglio 2009
I LAVORATORI INVISIBILI. Appello a Napolitano
Io credevo di averle sentite tutte nella mia vita, ma mai avrei immaginato di leggere questa notizia: "Si infortuna sul lavoro, l'azienda gli fa una contestazione disciplinare".
Questa vergognosa vicenda è accaduta, non in un'aziendina, ma alla Sirti, una grande azienda che opera nel settore delle Telecomunicazioni.
In pratica, un operaio dello Stabilimento Sirti di Nardò, mentre prelevava un pacco da un corriere, indietreggiando, inciampava in un gradino, e si provocava un infortunio grave (trauma lombosacrale).
L'azienda gli ha inviato una contestazione disciplinare: http://www.fiom.cgil.it/it/sirti/c_09_07_10-Sirti.pdf , invitandolo a discolparsi, altrimenti lo sanzionerà.
Considero il comportamento della Sirti molto grave, adesso siamo arrivati al punto che per fare prevenzione si punisce chi si infortuna, come se le aziende fossero immuni da colpe!
I vertici della Sirti si dovrebbero leggere attentamente le sentenza della Cassazione n 18998 del 6 maggio 2009, che ha stabilito che gli errori commessi dagli operai per gli infortuni sul lavoro, non cancellano la colpa dell'azienda.
Anche se questa contestazione disciplinare è priva di fondamento, questo è quello che purtroppo potrebbe succedere in tutte le imprese dopo l'emanazione del decreto correttivo per il Dlgs 81/08 (testo unico sicurezza sul lavoro).
La Fiom-Cgil ha perfettamente ragione quando dice in una nota sul suo sito web:
"La Sirti, la Confindustria, il Governo tentano di intimidire i lavoratori, con il ricatto dei provvedimenti disciplinari, così da non far denunciare gli infortuni, che scompariranno come per incanto, diventando assenze per malattia e così permettendo alle aziende anche di risparmiare sul premio assicurativo dell'Inail"
Come ho detto più volte questo decreto correttivo è una vera e propria controriforma della sicurezza sul lavoro.
Con la scusa di semplificare, il Governo Berlusconi stravolge il Dlgs 81 del 9 Aprile 2008, entrato in vigore il 15 maggio del 2008.
Tra le tante modifiche peggiorative (non dimentichiamoci che questo decreto correttivo modifica 136 articoli sul 306, compresi tutti gli allegati al Dlgs 81/08), l'abrogazione del divieto di visita medica preassuntiva da parte del medico di fiducia dell'azienda (art 41, comma 3, lettera a), che è in contrasto con l'art 5 della L300/70 (Statuto dei lavoratori), il sostanziale svuotamento della cartella sanitaria di rischio del lavoratore( con modifiche e cancellazione di commi dell'articolo 25), tentativo di svuotamento del libretto formativo del lavoratore, eliminazione del riferimento alla direttive europee previsto dall'articolo 41 del Dlgs 81 per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria, modiche all'art 42 del Dlgs 81, che riducono le tutele dei lavoratori inidonei alla mansione, la negazione di consegna all'Rls (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) del Documento di Valutazione dei RIschi (DVR), la redazione del DVR a 90 giorni dall'inizio dell'attività produttiva, quando nelle aziende con significativi livelli di rischio è importante che la valutazione dei rischi preceda l'avvio delle produzioni, l'affidare al datore di lavoro la scelta dei criteri di redazione del DVR, secondo principi di "comprensibilità, semplicità e brevità", l'equiparazione dei volontari (art 3) ai lavoratori autonomi, con la conseguenza della loro sottrazione alla maggior parte delle tutele (i dpi e la sorveglianza sanitaria sarebbe a carico del volontario), si impedisce alle RSU (Rappresentanze sindacali Unitarie) di intervenire per quanto riguarda materie di loro stretta competenza (carichi di lavoro, turni, riposi notturni e settimanali, ferie, ecc) , e si demanda tutto ciò ai soli Rls.
In questo modo si nega ai lavoratori e alle loro rappresentanze il diritto di contrattare l'organizzazione del lavoro, determinando nel contempo l'isolamento dell'Rls, si cancella l'obbligo del datore di lavoro (articolo 18, comma 1, lettera aa) a comunicare all'Inail il nominativo (ove presente) dell'Rls interno, prevedendo in mancanza di questa comunicazione, che la rappresentanza sia esercitata dall'RlsT (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Territoriale). Il Governo sostituisce tutto ciò, con un meccanismo che prevede che siano i lavoratori a dover comunicare al datore di lavoro di non aver eletto il proprio Rls interno, poi il datore di lavoro comunicherà tutto ciò, non più all'Inail, ma bensì agli Organismi Paritetici, che peraltro non sono ancora costituiti nella maggior parte del territorio nazionale.
Si attribuisce il potere di "assegnazione" dell'RlsT agli Organismi Paritetici, i quali sono per definizione espressione anche della parte datoriale, si sposta la maggioranza della risorse per gli RlsT (costituzione, formazione e attività) agli Organismi Paritetici, eliminando la quota di finanziamento proveniente da parte delle sanzioni.
Anche in questo caso di rischia di ridurre l'incisività degli RlsT e di snaturare il loro ruolo.
Si da il potere agli enti bilaterali (art 2 bis) di certificare la corretta attuazione delle norme tecniche e delle buone prassi, dell'adozione dei modelli di organizzazione e di gestione delle imprese, si deresponsabilizzano di fatto i datori di lavoro o i dirigenti, che non risponderebbero della morte o dell'infortunio se l'evento è ascrivibile al fatto di un preposto, progettista, medico competente, lavoratore, lavoratore autonomo (art 15 bis), si riducono la maggior parte delle sanzioni per i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti, mentre le si aumentano per i lavoratori (vedi articolo 59 decreto correttivo).
Anche qui il messaggio è chiaro, il vero responsabile degli incidenti sul lavoro è il lavoratore stesso e non chi organizza la produzione.
Il 24 giugno 2009 le Commissioni di Camera e Senato hanno dato parere positivo (anche se con diversi rilievi) alla schema di decreto correttivo al Dlgs 81/08, che adesso tornerà in CdM, che ne dovrà approvare una seconda versione, tenendo conto dei pareri espressi dal Parlamento e dalle Regioni (parere negativo).
La scadenza della delega rimane fissata al 16 agosto 2009, cioè, se per la mezzanotte di quella data il provvedimento non sarà firmato dal Presidente della Repubblica, la delega decadrà.
Invito il Presidente della Repubblica, dopo tutte le parole spese, chiedendo più sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, a NON FIRMARE ASSOLUTAMENTE QUESTO DECRETO LEGISLATIVO.
Se il Presidente della Repubblica è coerente con le sue dichiarazioni, non può firmare questo Dlgs, che è un colpo fatale alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Spero vivamente che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, raccolga questo mio accorato appello.
Marco Bazzoni-Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Operaio Metalmeccanico.
Email: bazzoni_m@in.it
19:56
Scritto da : perpea
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venerdì, 12 giugno 2009
Gheddafi all'Università la Sapienza
Siamo alla Sapienza di Roma, per manifestare contro la visita di Gheddafi.
Negli accordi tra Italia e Libia, oltre a strutture e mezzi abbiamo comprato anche 1000 body-bag, sacchi per trasportare cadaveri.
Nel rapporto della commissione europea, ci sono i dettaglidell'accordo Berlusconi-Gheddafi, di cui l'Italia non aveva mai rivelato i particolari.
Il governo italiano, ha finanziato la costruzione di un campo per immigrati illegali e un programma di voli charter per il rimpatrio di questi migranti dalla Libia verso i paesi d'origine.
Ad Asmara, per esempio, chi ritorna viene arrestato e torturato, a dircelo è il rapporto di Amnesty International. Per questo l'Europa concede agli eritrei il diritto a chiedere asilo politico.
Mentre noi paghiamo un paese e un leader per violare il diritto internazionale.
Dobbiamo invece pretendere dalla Libia, una distinzione tra immigrati e rifugiati politici, garantendo ad entrambi il rispetto dei diritti umani.
19:21
Scritto da : perpea
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mercoledì, 10 giugno 2009
1449 POCHI MA BUONI
Caro Blog,
scrivo per raccontare il mio risultato elettorale nelle liste europee dell'Italia dei Valori. Sono Paola Calorenne, candidata nella Circoscrizione V Sicilia e Sardegna. Miei compagni di lista: Leoluca Orlando (capolista), Antonio Di Pietro, Sonia Alfano, Luigi de Magistris, Emilio Arcuri, Salvatore Messana e Giommaria Uggias.
Questo gruppo è divisibile in 3 fasce, in relazione alle personalità presenti: i primi 4, i secondi 3, e me.
- fascia 1 - Leoluca Orlando; Antonio Di Pietro; Sonia Alfano; Luigi de Magistris.
- fascia 2 - Emilio Arcuri; Salvatore Messana; Giommaria Uggias
- fascia 3 - Paola Calorenne
G. Uggias era l'ex sindaco di Olbia; E. Arcuri era l'ex vicesindaco e assessore di Palermo; S. Messana era il sindaco di Caltanissetta. Io in questa lista, oltre che la più giovane, ero il volto meno noto, politicamente e mediaticamente. Da cenerentola del gruppo, valuto con estrema positività i miei 1.449 voti. Questa campagna elettorale iniziata per me tardivamente, e con un badget limitato, ha dato frutti ben oltre le aspettative. E tante sono state le persone che mi hanno aiutata, nonostante fossi una candidata di servizio.
Ho preso 1.449 preferenze, lo 0,77% delle preferenze IdV delle Isole. E' una percentuale che rapportata a quella dei candidati IdV di tutte le circoscrizioni, mi porta al 25 posto su 52 candidati.
Sono felice perchè la mia candidatura al Parlamento Europeo con l'IdV nasce dalla volontà del partito di creare una nuova classe dirigente, aprendosi alla società civile. Lo straordinario successo nazionale ottenuto dall'Idv e il mio risultato, rappresentano la prima tappa di un percorso che faremo tutti insieme.
12:36
Scritto da : perpea
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| Tag: elezioni europee, sicilia, sardegna, paola calorenne, italia dei valori | OKNOtizie |
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lunedì, 01 giugno 2009
NO PONTE
12:38
Scritto da : perpea
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